Un po’ di archeologia “viva”.

Esiste ancora, sulle tavole di una buona parte dell’ Italia meridionale, quello che avrebbe titolo per definirsi un vero reperto gastronomico. Il nome più frequente é “macco”. Si tratta di una pietanza la cui preparazione non ha subito modifiche significative negli ultimi 3000 anni, e il cui ingrediente principale è la fava. Già i Fenici, ma verosimilmente lo si faceva anche in epoca precedente, mangiavano la farinata, una zuppa liquida preparata con una farina di cereali e/o legumi, prima leggermente tostata e poi sciolta in acqua. In epoca Romana il nome corrente era puls, nome che nella tarda latinità diviene pulmenta: vi ricorda qualcosa ? Fino al ‘500 inoltrato, prima che il mais si affermasse, la fava fresca o secca era di uso generale, tanto che nella pianura padana era presente il favismo, una forma di anemia mediterranea provocata dall’intolleranza al legume. La preparazione attuale prevede la cottura delle fave (in inverno l’uso del legume secco ne prevede l’ammollo in acqua) fino al disfacimento e l’aggiunta di verdure e ortaggi, olio extra vergine, sale, pepe. In Sicilia é di uso frequente l’aggiunta di una verdura selvatica, la senape o il finocchietto. In Puglia é prevalente l’accompagnamento con la cicoria. Il nome macco con tutta probabilità deriva dall’azione di schiacciare nel tegame durante la cottura. D’altra parte anche i mac-cheroni si preparavano schiacciando con il palmo delle mani la pasta arrotolata su uno stelo di grano…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...