Cibi e parole: nomi.

Colazione: i monaci in refettorio durante il pasto tacciono e ascoltano la lettura di storie edificanti tratte dalle raccolte (“collationes”) di Giovanni Cassiano. Il termine “colazione” comincia così ad essere associato ai momenti del pasto. Un’altra tesi propende per l’associazione di “collatio”  alla riunione dei monaci.

Merenda:  è dal latino mereo e significa “ciò che si deve meritare” durante un’attività di lavoro o studio.  Ha lasciato il posto a una più piccola, insignificante merendina che ne minimizza la portata.

Carnevale: di origine medievale, deriva da carnelevare ossia “levare la carne”. Il termine , che indicava il passaggio alla dieta priva di carne, a un certo punto fu usato per segnalare l’ultimo giorno di baldoria, il “martedì grasso” precedente la Quaresima, e per estensione tutto il periodo che in quel giorno si concludeva.

Composta: dal latino componere, “mettere insieme”, è la variante gastronomica del termine che evoca le idee di costruzione, invenzione, artificio. La composta mette insieme certi ingredienti, li smonta e li rimonta per costruire una specialità nuova. Significato affine ha il termine “confettura”: anche conficere suggerisce l’idea di artificio, dell’elaborazione che nasce dall’inventiva. 

Il fritto accompagna ogni tempo climatico, sociale o liturgico:  le quattro tempora della liturgia cristiana, i periodi di astinenza che scandivano lo scorrere annuale delle stagioni, diedero nome a un particolare tipo di fritto, la tempura  che dall’Europa i Gesuiti nel XVII secolo portarono in Giappone (dove hanno cambiato l’accento…).

Salsiccia: prende il nome dal sale, più che dall’ingrediente principale contenuto. Anche la parola würstel non indica un contenuto, ma il modo di comporlo, condirlo: la radice è analoga a quella di würzen che indica le erbe, le spezie, i condimenti. 

Insalata: deriva dalla consuetudine di condirla con il sale. E anche con l’aceto: i latini la chiamavano acetaria. L’uso di mangiarla all’inizio del pasto, che traspare nel nome medievale incisame o camangiare, rimane fino al 1700. Da lì deriva il prefisso “in”.

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