Biologico 2

Il termine “biologico”, e anche quelli intesi come analoghi, “organico”, “naturale”, “ecologico”, vengono usati in modo improprio, in quanto già esistenti all’interno di discipline che attribuiscono loro un significato preciso. Biologico è tutto quanto concerne la Biologia, è biologico anche un Organismo Geneticamente Modificato. Il fatto di dover  forzare il significato di parole già esistenti deriva dal nascere di un’esigenza nuova: definire prodotti agricoli coltivati con modalità tradizionali, diverse da quelle oggi largamente maggioritarie, che comportano l’applicazione di tecnologie avanzate e l’uso di sostanze chimiche di sintesi. Nell’agricoltura convenzionale si impiega un rilevante quantitativo di energia proveniente da processi industriali, mentre l’agricoltura biologica impiega materia principalmente sotto forma organica, cercando di contenere l’impatto ambientale. L’uso di ausili chimici è finalizzato alla “forzatura” dei tempi naturali, annullando i tempi di ricostituzione del patrimonio vitale della terra. La pratica biologica rispetta questi tempi e procede alla ricostituzione con la coltivazione di piante che la favoriscano. Un esempio è dato dalle leguminose che favoriscono l’assorbimento di azoto da parte del terreno.

Il nostro bisogno di vincere la diffidenza verso cibi sui cui processi produttivi poco sappiamo, ci spinge al riavvicinamento ad una “natura”, che conosciamo sempre meno. Rispetto a quello che è avvenuto per migliaia di anni, la vicinanza del luogo di produzione, la sua visibilità, il rapporto personale con il produttore, ai nostri tempi il processo produttivo è lontano, fisicamente e per la conoscenza che ne abbiamo, e difficile il controllo. A questo dobbiamo aggiungere che non vi sono, nella quasi totalità dei casi, differenze evidenti tra esemplari dello stesso alimento, ma di origine diversa: una zucchina “biologica” non appare granché diversa da una di produzione intensiva, e le analisi chimiche non ci rivelano una differenza significativa nei nutrienti.

Se l’intento è da un lato quello di rendere meno aggressivo il nostro approccio all’ambiente in cui viviamo e dall’altro avere meno dubbi sulla natura del cibo che consumiamo, sarebbe più corretto usare come parametro la sostenibilità o l’impronta ecologica. Questo perché se la mela biologica che mangiamo è stata coltivata disboscando una collina, tiranneggiando chi lavora o usando un furgone con un motore diesel inquinante, la qualità della nostra vita ne è stata, poco o tanto, peggiorata. Come sappiamo, la presenza di un sistema produttivo di grande complessità rende estremamente difficile la ricerca di informazioni dettagliate ed affidabili e la possibilità di scelta consapevole. Si pensi che nei luoghi della terra più lontani dalle attività umane, i poli, sono state rinvenute da anni tracce di metalli pesanti estremamente dannosi per la nostra salute e che nell’aria che respiriamo, e in cui si coltiva, sono presenti sostanze chimiche sconosciute anche solo 10 anni or sono. L’idea di un alimento privo di sostanze non previste dalla sua “natura” originaria è del tutto priva di realizzabilità. A metà del secolo scorso era ancora possibile che i prodotti caseari maturassero a partire dalla carica batterica presente nelle mani del casaro e nell’ambiente di produzione e che gli spaghetti non ci rimanessero sullo stomaco solo perché le varietà coltivate sono ibridi con glutini particolarmente “forti”, ma oggi pensare ad una riconversione dei metodi produttivi attuali accessibile a tutti è un’operazione mentale priva di fondamento. La sola possibilità ragionevole rimane quella di una alimentazione molto variata, rivolgendosi a produttori locali, che assicurino un uso ridotto della chimica di sintesi, cercando di evitare alimenti complessi di produzione industriale, spesso contenenti sostanze che, a fronte della gratificazione del gusto che assicurano, hanno effetti nocivi rilevanti. Assimilare l’idea che una parte del nostro tempo e del nostro spazio mentale va dedicata alla ricerca di cibi buoni, all’adozione di un’alimentazione corretta nel quadro di una condotta di vita equilibrata, ad un consumo critico, alla lettura delle etichette (!), ci farà risparmiare, se non qui e ora, certamente domani, quando minori saranno i malanni che dovremo curare.

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