L’anguilla e Beatrice

“O santa bicicletta che ci fa provare la gioia di un robusto appetito a dispetto dei decadenti e dei decaduti, sognanti la clorosi, la tabe e i gavoccioli dell’arte ideale! All’aria, all’aria libera e sana, a far rosso il sangue e forti i muscoli! Non vergogniamoci dunque di mangiare il meglio che si può e ridiamo il suo posto anche alla gastronomia. Infine anche il tiranno cervello ci guadagnerà, e questa società malata di nervi finirà per capire che, anche in arte, una discussione sul cucinare l’anguilla, vale una dissertazione sul sorriso di Beatrice.”

Da una lettera del poeta Lorenzo Stecchetti a Pellegrino Artusi, autore de “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”

Tornare bambini

“…Il fast-food può essere visto come esempio di regressione dell’alimentazione, regressione del gusto, con piccolo numero di alimenti “gadgettizzati”, feticcio, e regressione nelle buone maniere  a tavola, con l’abbandono di coperti e posate. Il mangiare con le mani rappresenta un processo di infantilizzazione che può corrispondere al calo di consumi di alimenti “maschili e adulti”, rigaglie e salumi e al successo di latticini ultrafreschi, yogurt e dessert lattei, denotati come femminili o infantili…”

Poulain- Alimentazione, cultura e società- Mulino

Mangiamaccheroni

Il vero “Mangiamaccheroni” è sempre un essere eccezionale, il quale non gusta che quel cibo solo e di ogni altro s’infastidisce. Egli fa guerra agli intingoli e bestemmia i brodi. Il mangiatore del volgo si fa forchetta di due dita, solleva i vermicelli mezzo palmo sopra la bocca e poi, facendo un lieve movimento a spirale, ve li caccia dentro…

Da: F. de Bourcard, Usi e costumi di Napoli 1866

 

Menu

pranzo turistico (realizzato per la mostra itinerante futurista Parigi-Londra-Bruxelles-Berlino-Sofia-Istambul-Atene-Milano).

Lista delle vivande:                                                                                                               1. Pré salé aux petits pois, circondato di risotto allo zafferano.                                     2. Rost-beef circondato di lacumie e Hallaua.                                                                   3. Salsicce nuotanti nella Birra spolverata di pistacchi cristallizzati.                             4. Spremuta di fragole da bersi sulle frittelle all’olio.                                                       5. Pozzi di miele e pozzi di vino dei Castelli romani alternati in una pianura quadrata di poltiglia di patate.                                                                                               6. Pesche con il cuore di vino dolce toscano chiuso, che nuotino in un mare di cognac.                                                                                                                                     7. Anguilla marinata imbottita di minestrone alla milanese gelato e di datteri imbottiti alla loro volta di acciughe.

Formula dell’aeropoeta futurista                                                                                                            MARINETTI                                      

Da: F.T.Marinetti e Fillìa, La cucina futurista                                                                              

 

 

Scarafaggi e magie

 

… I consumatori attivano un meccanismo che viene detto “pensiero magico”: le qualità simboliche di tutto ciò che entra in contatto con il cibo si trasmettono al cibo stesso. Se immergiamo in un bicchiere di latte uno scarafaggio morto e disinfettato, e lo togliamo subito, il latte viene considerato imbevibile.

Poulain- Alimentazione, cultura e società- Il Mulino

 

Il the nel deserto

Tre le condizioni necessarie per fare il the: il tempo, la brace, gli amici. E poi, tre i bicchieri che si devono bere: il primo amaro come la vita, il secondo dolce come l’amore, il terzo soave come la morte.

Detto Tuareg

Citato da: Beltrami, Breviario per nomadi, Biblioteca del vascello.

Aria nuova in cucina!

“Bisogna riconoscere che La scienza in cucina ha fatto per l’unificazione nazionale più di quanto non siano riusciti a fare I Promessi Sposi“. Per comprendere questo celebre giudizio di Piero Camporesi sull’opera  di Pellegrino Artusi, può essere utile un esempio di come ci si esprimeva nei manuali di cucina ancora in uso negli stessi anni :

Grillò Abbragiato. La volaglia spennata si abbrustia, non si sboglienta, ma la longia di bue piccata di trifola cesellata e di giambone, si ruola a forma di valigia in una braciera con butirro. Umiditela soventemente con grassa e sgorgate e imbianchite due animelle e fatene una farcia da chenelle grosse un turacciolo, da bordare la longia. Cotta che sia, giusta di sale, verniciatela con salsa di tomatiche ridotta spessa da velare e fate per guarnitura una macedonia di mellonetti e zuccotti e servite in terrina ben caldo”. (Giovanni Vialardi: Cucina Borghese semplice ed economica. Citato in: M. Fabretti, Pellegrino Artusi e la cucina di casa, CasArtusi).

 

Inappetenze

Il povero Gatto, sentendosi gravemente indisposto di stomaco, non poté mangiare altro che trentacinque triglie con salsa di pomodoro e quattro porzioni di trippa alla parmigiana: e perché la trippa non gli pareva condita abbastanza, si rifece tre volte a chiedere il burro e il formaggio grattato!

Carlo Lorenzini, detto Collodi: Le avventure di Pinocchio

Quello che vale

Quelli che hanno le pecore, quelli che hanno i buoi, quelli che hanno l’argento, quelli che hanno le pietre preziose, staranno seduti tutto il giorno davanti alla porta dell’uomo che ha il grano.

Proverbio sumero

Citato da M. Croce, Guida ai sapori perduti, Kalòs